Sony Ps2 Robotech Battlecry

Robotech Battlecry igor venturini Hot

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Inviato da igor venturini     21 Agosto, 2013    
 
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casa di produzione

Softwarehouse

Robotech Battlecry è un videogioco uscito nel 2002 per le piattaforme Playstation 2, Gamecube, e Xbox ed edito dalla TDK Mediactive, ditta pare non più in attività. La versione che sono andato a recensire è quella della piattaforma Sony.

Sintesi:

Il gioco prende spunto direttamente dalla serie animata Robotech e più precisamente dai fatti inerenti la prima guerra Robotech anche conosciuta in Giappone semplicemente come Macross; il gioco parla di un giovane asso del cielo, Jack Archer, il quale da mercenario, si arruola grazie a Roy Fokker, nella RDF lottando così l’invasione zentradi sia nello spazio che negli insediamenti terreni. 
Avviso: per capire fatti, veicoli e personaggi riportati in seguito, consiglio a chi non l’avesse vista la visione delle succitate serie animate, anche se non è indispensabile per la fruibilità del gioco.

Sviluppo del gioco:

Il gioco è sviluppato attraverso 5 capitoli ognuno suddiviso in missioni – di cui a parte un paio ognuna è suddivisa in due parti – per un totale di 49 - e il giocatore, attraverso il pilota Jack Archer, guiderà le celebri Battroid Valkyrie, i caccia in grado di convertirsi in aereo, robot e gerwalk, (una via di mezzo fra le due, con la modalità aereo con piedi e braccia operativi) attraverso le missioni che si dipaneranno nel gioco. Il giocatore comincerà con le Valkyrie base per poi, proseguendo progressivamente nel gioco, sbloccarne di altre e arrivando fino alla mitica VF-1S di Roy Fokker, con tanto di Super Parts per le missioni spaziali.
Il giocatore guiderà sempre quindi una Valkyria attraverso le varie missioni: cronologicamente con il contesto di Macross, si può asserire che il 30% del gioco è riferito alla prima metà della serie animata (missioni nello spazio a difesa della fortezza superdimensionale) mentre il resto del gioco sarà dedicato a respingere gli assalti di zentradi non integrati nel contesto umano nei vari insediamenti cittadini sulla Terra, come visto sulla serie.
La prima parte delle missioni è perlopiù uno sparatutto, mentre nelle missioni successive non mancheranno missioni più articolate, dove a farla da padrona è la modalità gerwalk: missioni a tempo, di recupero o protezione di persone, oggetti quali cibo e medicine, proteggere veicoli o oppure insediamenti urbani da ogni attacco possibile. In alcune missioni il giocatore avrà a che fare con con coriacei ufficiali zentradi, fino all’artefice di tutti gli attacchi alieni, Zeeral in persona, nel drammatico scontro finale.


Gameplay:

Nella schermata di inizio prima di ogni missione ci sono le varie opzioni per il giocatore, fra cui la modalità storia oppure la modalità missione singola, a seguire le varie opzioni per audio e comandi.
La visuale di gioco è sempre posteriore al robot: in modalità caccia e gerwalk si hanno a disposizione missili pressoché infiniti – anche se sono più efficaci i primi – e la mitragliatrice ma hanno bisogno di un minimo di tempo per ricaricarsi; la modalità robot ha a disposizione un fucile “pesante” e uno a raffica veloce ma più “leggero”, e pure questi osservano un intervallo fra una raffica e l’altra. Sempre in questa modalità è possibile ingrandire un obiettivo con un apposito mirino per tiri di precisione.
All’inizio di ogni schema vengono impartiti gli ordini dal comandante, con gli obiettivi da seguire: il giocatore ha in basso a sinistra, nella visuale, la disponibilità di missili e della mitragliatrice (che ripeto, hanno colpi infiniti ma devono ricaricarsi dopo un po’) in alto a destra un radar a sezione circolare con gli obiettivi e una freccia che indica la direzione da seguire – indispensabile in alcune missioni, specie quelle a tempo – mentre, in alto a sinistra, viene riportata l’energia di ogni obiettivo che viene colpito.
I nemici vengono puntati attraverso un obiettivo rosso; i missili seguono questo obiettivo ed è possibile spararli anche se non si è rivolti frontalmente al nemico.


Il gioco è abbastanza longevo, ma le missioni sono parecchio ripetitive, specie per la seconda parte: in alcune poi, la difficoltà è abbastanza elevata e diventa parecchio frustrante proseguire: anche la grafica e gli scenari sono molto ripetitivi, con lande desolate intervallati da spettrali città distrutte o abbandonate. I nemici alieni si manifestano attaccando o da soli o in gruppo con i caratteristici Battlepad bipedi, oppure nelle missioni nello spazio con navicelle, il tutto fedelmente riprodotto dal cartoon. Discorso a parte per gli ufficiali Zentradi, che adoperano un veicolo a loro dedicato.Un ulteriore elemento demoralizzante sono appunto gli scontro con gli ufficiali, che avvengono in alcuni casi dopo aver abbattuto orde di nemici e quindi non con l’energia a pieno livello come invece il vostro nemico…….

Il gioco permette di utilizzare tutte la Vakyrie nelle tre modalità apprezzandone i vari pregi e difetti – la potenza e scarsa maneggevolezza della modalità jet, la destrezza ma scarso potere di fuoco del robot, la capacità del gerwalk di operare in situazioni ibride – obbligano il giocatore a conoscere perfettamente il momento in cui scegliere la modalità più consona per il tipo di missione. Non è esclusa la necessità di cambiare in velocità le diverse trasformazioni della Valkyria in una singola missione se necessario.


Riferimenti alla serie:

Le missioni come detto ripercorrono direttamente i fatti di Macross, riprendendone anche alcuni personaggi e situazioni. La prima missione si ricollega e prende anche il titolo del primo episodio dell’anime, “Booby Trap” e compaiono il comandante Lisa Hayes e Roy Fokker; lo stesso protagonista ad esempio, fra la prima e seconda missione rimane ferito e ritorna giusto nella difesa della sdf-1 - come visto nella puntata Burst Point - in una altra missione poi si incontra Ikaru Ijijio (pardon: Rick Hunter) e nella successiva missione bisogna aiutare Lynn Minmei a raggiungere in tempo l’auditorium per il concerto e proteggerlo dagli attacchi alieni.

Le Valkyrie sono riprodotte fedelmente, e il giocatore alla fine ha a disposizione dopo averle sbloccate:

- VF-1D
- VF-1A
- VF-1J
- VF-1S

Inoltre, sempre con i progressi conseguiti nel gioco, sono disponibili le colorazioni:

- Generico
- Addestratore (arancio)
- Myria (rosso)
- Max Sterling (Blu)
- Rich Hunter (Bianco)
- Roy Fokker (con decorazione dei teschi)
- Stealth (un inedita colorazione nera)

 

Considerazioni finali e personali:

Robotech Battkecry non è un gioco facile. E’necessaria una buona dose di allenamento (il gioco permette una piccola modalità trailer all’inizio) e alterna fasi in cui missioni tutto sommato facili si alternano ad alcune davvero frustranti (una su tutte: Cat’s Eye, segnatevela) in cui è davvero messa a dura prova la pazienza, anche per un appassionato. I paesaggi sono spesso molto ripetitivi, ma va detto che viene messa molto in risalto la crudeltà della guerra, con città abbandonate e spettrali che nemmeno Pripjat vicino Chernobyl, con il sacrificio della popolazione inerme (Lo schema intitolato Il Massacro di Little Mesa) e l’amicizia con il senso del dovere quando dovrete fermare un vostro amico e commilitone dall’uccisione di un ufficiale Zentradi solo per consegnarlo alle autorità.

Nello schema finale “To the death) il comandante Zeeral trasporterà Jack lontanissimo dalla Terra, per il un combattimento all’ultimo sangue, dicendogli chiaramente che anche se lui venisse sconfitto avrebbe comunque vinto, perché Jack non sarebbe potuto tornare indietro fino a casa perché troppo distante, e sarebbe morto nello spazio. E così sarà, mentre Jack ucciso Zeeral e con la Valkiria oramai distrutta e priva di ossigeno, disegna il simbolo della RDF sulla callotta dell’aereo, come commiato del percorso compiuto.

Personalmente, ho abbandonato il gioco dopo averlo molto voluto non giocandoci per quasi un anno, attratto da forme più brevi ma attraenti graficamente e come giocabilità, e sono riuscito a riprenderlo in mano e procedere solo grazie ai famosi “trucchi” altrimenti lo ammetto, è davvero dura avanzare.
Mesi fa lo avrei sconsigliato, ma adesso sento di proporlo non solo agli appassionati ma anche a chi volesse vedere il mondo Robotech sotto un'altra prospettiva, a patto di munirsi dei codici oppure di armarsi di sana pazienza.

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