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Transformers G1 - le origini -
Molti anni fa, nei primi anni ’80, dopo un periodo di grande fermento nei confronti dell’industria giapponese del giocattolo, e in particolare dei robot, si viveva una fase di profonda stanchezza.
Dopo tutti quegli anni 70 passati sulle spalle dei vari Mazinga, a catturare l’energia del sole con Daitarn 3, la luna con Zambot, guidato il Gattiger attraverso le piste più impervie del mondo, quei robot semi dio parevano aver dato tutto quello che potevano dare.
C’era bisogno di una nuova spinta, di una nuova veste da dare a questi eroi fatti di metallo, molto spesso nelle serie animate, guidati da bambini o da ragazzi imberbi…..una versione aggiornata, una nuova direzione da prendere. All’orizzonte una ditta americana, la Hasbro, fiutando il vento di un possibile cambiamento, acquistò, da una ditta giapponese, la Takara, alcuni robot della loro fortunata serie Diaclone. Si trattava di una serie di veicoli, fra cui auto, pistole, mezzi da cantiere, perfino insetti e dinosauri, in metallo e plastica, che attraverso una serie di movimenti erano capaci di diventare dei robot antropomorfi. Erano dotate di un personaggio annesso, il dianauta, che lo pilotava ed era perfettamente in scala con il veicolo: questi però sarebbe stato rimosso dalla Hasbro. Era quella il colpo di genio: i robot non sarebbero stati guidati da nessun pilota perché essi stessi sarebbero stati senzienti, dotati cioè, di una coscienza, di parola e quasi di sentimenti veri e propri. Dotati di una confezione dedicata per ciascuno, rinominati e divisi in due fazioni, gli Autobots, la parte buona, e i Decepticons, i cattivi. Questi mecha stavano per invadere il mondo del giocattolo, che da lì, - ed è inutile negarlo – non sarebbe stato più come prima. Era il 1984.
Non sazia, la Hasbro, avrebbe da lì a poco cominciato un vero e proprio bombardamento nell’immaginazione dei bambini dell’epoca:
- Con un fumetto commissionato dalla Marvel Comics;
- Con un cartone animato, disegnato dagli studi della Toei Animation, dai toni meno cupi rispetto al fumetto;
- Con la succitata linea di giocattoli, destinata a restare per molti anni nei negozi dedicati.
Di questi tre aspetti del mondo dei Transformers sarà dato ampio spazio in seguito: ma basti capire che, anche se con alterne fortune, e con vari cambi di veste, i Transformers sono arrivati fino ai giorni nostri anche attraverso le recenti trasposizioni cinematografiche da parte di Bay che altro non hanno fatto che rilanciarne il mito e rinfrescarne l’immagine, a distanza di quasi 30 anni, da quando cioè quelle mitiche scatole comparvero nei negozi di giocattoli per farsi ammirare ed acquistare, cambiando i gusti dei ragazzi, modificando forse definitivamente il concetto stesso di robot.
Dopo tutti quegli anni 70 passati sulle spalle dei vari Mazinga, a catturare l’energia del sole con Daitarn 3, la luna con Zambot, guidato il Gattiger attraverso le piste più impervie del mondo, quei robot semi dio parevano aver dato tutto quello che potevano dare.
C’era bisogno di una nuova spinta, di una nuova veste da dare a questi eroi fatti di metallo, molto spesso nelle serie animate, guidati da bambini o da ragazzi imberbi…..una versione aggiornata, una nuova direzione da prendere. All’orizzonte una ditta americana, la Hasbro, fiutando il vento di un possibile cambiamento, acquistò, da una ditta giapponese, la Takara, alcuni robot della loro fortunata serie Diaclone. Si trattava di una serie di veicoli, fra cui auto, pistole, mezzi da cantiere, perfino insetti e dinosauri, in metallo e plastica, che attraverso una serie di movimenti erano capaci di diventare dei robot antropomorfi. Erano dotate di un personaggio annesso, il dianauta, che lo pilotava ed era perfettamente in scala con il veicolo: questi però sarebbe stato rimosso dalla Hasbro. Era quella il colpo di genio: i robot non sarebbero stati guidati da nessun pilota perché essi stessi sarebbero stati senzienti, dotati cioè, di una coscienza, di parola e quasi di sentimenti veri e propri. Dotati di una confezione dedicata per ciascuno, rinominati e divisi in due fazioni, gli Autobots, la parte buona, e i Decepticons, i cattivi. Questi mecha stavano per invadere il mondo del giocattolo, che da lì, - ed è inutile negarlo – non sarebbe stato più come prima. Era il 1984.
Non sazia, la Hasbro, avrebbe da lì a poco cominciato un vero e proprio bombardamento nell’immaginazione dei bambini dell’epoca:
- Con un fumetto commissionato dalla Marvel Comics;
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- Con la succitata linea di giocattoli, destinata a restare per molti anni nei negozi dedicati.
Di questi tre aspetti del mondo dei Transformers sarà dato ampio spazio in seguito: ma basti capire che, anche se con alterne fortune, e con vari cambi di veste, i Transformers sono arrivati fino ai giorni nostri anche attraverso le recenti trasposizioni cinematografiche da parte di Bay che altro non hanno fatto che rilanciarne il mito e rinfrescarne l’immagine, a distanza di quasi 30 anni, da quando cioè quelle mitiche scatole comparvero nei negozi di giocattoli per farsi ammirare ed acquistare, cambiando i gusti dei ragazzi, modificando forse definitivamente il concetto stesso di robot.
- Ultima modifica: 22/08/2012 22:48 da jetfire#3.
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Transformers G1 - le origini -
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Perchè ai carabinieri non viene mai fatta usare la panda 4 x 4? Perchè cercano di salirci in 16!
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