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emo Saint Seiya - The Lost Canvas

Saint Seiya - The Lost Canvas










Saint Seiya - The Lost Canvas
SAINT SEIYA: THE LOST CANVAS
Titolo originale: Saint Seiya The Lost Canvas - Meiō Shinwa
Regia: Osamu Nabeshima
Soggetto: (basato sul manga originale di Shiori Teshirogi)
Sceneggiatura: Yoshiyuki Suga
Character Design: Yuko Iwasa
Musiche: Kaoru Wada
Studio: Tokyo Movie Shinsha
Formato: serie OVA di 26 episodi (durata ep. 30 min. circa)
Anni di uscita: 2009 - 2011
La Guerra Sacra è un conflitto che si combatte ogni duecento anni sulla Terra tra le forze della dea Atena e quelle del re degli inferi Ade. Protagonisti di quella del XVIII secolo sono Sasha, reincarnazione di Atena: Tenma, Bronze Saint della costellazione di Pegaso suo servitore; e Alone, reincarnazione di Ade. Tutti e tre amici d'infanzia, ma crudelmente divisi dal conflitto. Quella volta, con l'aiuto dei Gold Saint, Tenma ha fatto di tutto per sottrarre Alone all'influsso della malvagia divinità...

È un mondo in perenne evoluzione, quello di Saint Seiya. Può succedere che vent'anni dopo la conclusione del manga originale finalmente venga ultimata la sua trasposizione animata (Saint Seiya The Hades Chapter); veda luce il primo prequel, ambientato dieci anni prima, che poi si rivela essere un mediocre alternate universe (Episode G); sia creato e poi rinnegato il primo seguito ufficiale sia del manga che dell'anime (il film Heaven Chapter ~ Ouverture ~). Si arriva così al 2006 quando Masami Kurumada, creatore della saga, e la mangaka Shiori Teshirogi iniziano rispettivamente a disegnare Next Dimension e The Lost Canvas, narranti entrambi un antefatto ambientato 200 anni prima: la precedente Guerra Sacra. Entrambi usano nella loro storia gli stessi tre protagonisti, ma raccontano vicende del tutto diverse che non possono coesistere insieme, mettendo in dubbio quale delle due versioni sia da considerare canonica. Questo, almeno, fino a quando Kurumada riesce, con la trovata dei viaggi nel tempo, a trasformare il suo fumetto anche nel prosieguo ufficiale di Saint Seiya, rielaborando gli spunti nel rinnegato Heaven Chapter. Lost Canvas della Teshirogi, per quanto ridotto al rango di semplice fan-fiction, rimane comunque molto apprezzato in madrepatria, al punto che nel 2009 i lettori di Akita Shoten non hanno problemi a designarlo, con un referendum, quale manga della rivista Weekly Shonen Champion che vogliono trasposto in animazione. Tra quell'anno e il 2011 arriva così, diretto al mercato dell'home video, l'adattamento animato: due stagioni di 13 episodi forti di un ottimo budget, che traspongono interamente 11 dei 25 volumi totali. Poi, come spesso accade, l'operazione non ha buoni esiti commerciali, mettendo una pietra tombale sul progetto e lasciando privi di continuazione gli sfortunati che hanno acquistato i 12 dvd/blu-ray. La dura legge del marketing. Ma si può dire, avendo avuto modo di leggere il fumetto edito in Italia (Planet Manga), che non è una così grave perdita.











Più che brutto, il manga è semplicemente anonimo, non riuscendo mai a brillare se scostato dall'opera originale di Masami Kurumada a cui deve tutto. L'autrice, cresciuta anche lei, come moltissime fujoshi, sognando torbide relazioni tra i Gold Saint, non riesce a non spostare l'enfasi del racconto interamente sulla loro celebrazione. Scelta che si ripercuote drammaticamente sui reali protagonisti Tenma, Sasha e Alone e sui comprimari Yato e Yuzuriha, personalità monodimensionali la cui scena è sempre rubata dai carismatici cavalieri d'oro. E qui il secondo problema, il maggiore di The Lost Canvas: la sua natura di prequel, di raccontare una vicenda del passato già accennata e che si sa già come va a finire.Dalla serie storica si sa quali saranno gli unici due superstiti tra i Gold Saint. Ne consegue che tutti gli altri hanno già scritta in fronte la morte. E la cosa avviene secondo un brutto schema prefissato e ripetuto instancabilmente, che prevede per ciascuno di loro il trionfo in un singolo combattimento (tanto per simboleggiarne l'imbattibilità) al costo, però, della propria vita. Se nei primi momenti le morti eroiche sono fattore di esaltazione per le modalità epiche con cui avvengono, quando la cosa viene replicata per tutti e 12 i guerrieri subentra la noia per scontri dall'esito già scritto, e anche un certo senso di ridicolo per questi fortissimi sacri guerrieri di Atena che appaiono nelle scene unicamente quando devono combattere e poi morire, come se non riuscissero da soli a sopravvivere a oltre un combattimento. Scontri belli e lunghi, con ribaltamenti di posizione e colpi di scena assortiti, frammentati da mille flashback che approfondiscono il background dei guerrieri, ma sapendo sempre come finiranno buona parte della suspense è rovinata in partenza. Questo è esattamente il manga Lost Canvas: la gesta con cui i 12 guerrieri d'oro muoiono affrontando gli Spectre di Ade, e le insignificanti avventure del Saint di Pegaso e dei suoi amici nell'affrontare quest'ultimo. Tutto ben narrato e disegnato discretamente bene, con sfondi mal fatti ma con un tratto angelico e ricco di dettagli nel disegno dei personaggi e delle loro armature, esteticamente accattivante e ben lontano dalle linee grezze di Kurumada. Bello nell'immediato, estremamente noioso mano a mano che prosegue.L'adattamento animato ha invece la fortuna di piacere - e lasciare quindi infastiditi nel suo non-finale - proprio perché non arriva a coprire neanche metà dell'opera originale, adagiato sull'introduzione della storia che è ancora lungi dal diventare sfiancante e ripetitiva. Come nel manga l'inizio è interessante, con Tenma, Sasha e Alone abbastanza approfonditi e dal potenziale non ancora bruciato. La loro sofferenza nell'affrontarsi in guerra è ben resa, così come sono ben tratteggiati i loro rapporti coi rispettivi mentori Saint e Spectre. Brillano anche i primi mortali combattimenti, come quello tra Albafica dei Pesci e Minos di Aiocos o quello straordinario tra Manigoldo del Cancro e il divino Thanatos, ben risaltati dal budget profuso da studio Tokyo Movie Shinsha. Lo studio subentra una volta tanto alla classica Toei Animation, stanziando una cifra di tutto rispetto che si esprime in belle e vigorose animazioni e una cura grafica e musicale di ottimo livello. Finalmente una produzione diretta all'home video che merita davvero i suoi soldi, rispetto all'aberrazione di Inferno. Ventisei puntate appassionanti, le cui uniche pecche, a parte l'orripilante opening The Realm of Athena, sono tutte tramandate dal fumetto: le frecciatine romantiche ed effeminate rivolte ai personaggi e ai loro rapporti - le fantasie "da fan" che Teshirogi prova per gli attori di Kurumada e non nasconde mai nei suoi free talk cartacei -; i look "moderni" delle nuove personalità create dall'autrice, assecondate ai suoi gusti estetici (emo, bombe sexy etc.) e ridicoli vista l'ambientazione storica; e la trovata, assurda, di dare ai Saint del passato le stesse identiche fattezze di quelli della storia classica (con conseguenti, ulteriori casini nella comprensione del mai ben spiegato meccanismo di predestinazione alle armature).
ciaoa tutti , sono alex, appassionato di manga e anime giapponesi, cultura giapponese e celtica,nordica, adoro i cartoni anni 80 , ( la mia infanzia ) passatempi, modellismo di carta ( PAPERMODEL) kit resina e ,dipingere, ( prossimamente tatuatore ) ,e da poco colleziono vintage e robottoni...
PM 2026-02-28 09:23:17
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