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emo Gasaraki

Gasaraki

GASARAKI
Titolo originale: Gasaraki
Regia: Ryousuke Takahashi
Soggetto: Hajime Yatate, Ryousuke Takahashi
Sceneggiatura: Toru Nozaki
Character Design: Shukou Murase
Mechanical Design: Yutaka Izubuchi
Musiche: Kuniaki Haishima
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 25 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 1998 - 1999







Un conflitto bellico tra gli USA e lo stato del Belgistan permette alle potenti famiglie Gowa e Symbol, specializzate nel rifornimento di armi all'esercito, di sperimentare nei campi di battaglia i Tactical Armor, rivoluzionari robot dal grande potenziale bellico. Yushiro e Miharu, leader dei battaglioni delle due famiglie, finiscono presto con l'incontrarsi in battaglia, scoprendo di essere indissolubilmente legati da una tragica storia avvenuta secoli prima e legata alle loro misteriose origini di sacerdoti Kai del culto del dio Gasaraki. Mentre cercano di trovare risposte sulla loro identità dovranno stare attenti al fratello maggiore di Yushiro, Kazukiyo, capofamiglia dei Gowa, che in combutta con un'altra influente famiglia nipponica anela a compiere un colpo di stato in Giappone...

Ryousuke Takahashi è uno dei pochi anime director che non è esagerato definire imprescindibili nel genere fantascientifico. Già creatore, nei primi anni 80, dello splendido Dougram e poco dopo di Votoms, prima "vera" serie tv Real Robot della Storia, l'allora 40enne regista conoscerà una notorietà sempre maggiore nell'ambiente, legando presto, come il collega Yoshiyuki Tomino, il suo nome al genere robotico più adulto e maturo, sopratutto in storie dal rigorosissimo background militare, campo tematico da lui prediletto (suo è parte dello script del Gundam più sofisticato di sempre, 0083). Dopo anni di lodevoli produzioni Takahashi arriva così, sul finire del vecchio millennio, a chiudere simbolicamente il cerchio: dopo aver inventato il primo Real Robot della Storia, ne dirige quello che, insieme al Flag da lui stesso realizzato otto anni dopo, ne rappresenta il canto del cigno in ambito di realismo insuperabile. Gasaraki.
Inizialmente ambientato durante un conflitto militare nel deserto, probabilmente ispirato alla guerra Iraq-Iran, Gasaraki di fatto presenta i robot militari più credibili mai concepiti in animazione, gli unici che il Giappone sarebbe un giorno capace di progettare anche nella realtà. Sono i Tactical Armor, armature robotiche bipedi alte due metri e mezzo, equipaggiate con i massimi ritrovati militari (fucili, mitragliatori, missili, radar, occhiali a raggi infrarossi e a rilevazione termica) e dotate di uno speciale sistema di movimento che permette loro di correre o arrampicarsi. Macchine da guerra che vantano un aspetto meccanico dal realismo estremo, merito dell'accuratissimo e meticoloso mecha design del veterano Yutaka Izubuchi. Design estremamente verosimile che si rinviene anche nel chara di Shukou Murase, orientaleggiante nei personaggi asiatici e occidentale in quelli americani. Registicamente e narrativamente, però, un'opera estremamente controversa: forse capolavoro di cura, o forse tedioso, gelido esercizio di stile fatto senza amore. Il 1998 è decisamente l'anno degli intrecci cervellotici in casa Sunrise: dopo il bel Brain Powerd, metafora tominiana definitiva sulla difficoltà di comunicazione, con Gasaraki Takahashi e Sunrise tirano fuori un altro monumento all'austerità tecnica e narrativa. L'opera si avvicina decisamente a quei secchi, aridissimi stili di regia propri di autori come David Lynch o Mamoru Oshii, aborriti dallo spettatore medio. Pur stupendo in originalità per il suo stimolante soggetto mix di vecchio e nuovo, tra tecnologie belliche avanzatissime e spiritualismo shintoista (il misterioso dio Gasaraki e le sue emanazioni), entrambe di contorno a un raffinato thriller politico, Gasaraki è realismo allo stato fin troppo puro.



















Lo è nell'impressionante ricostruzione dei servizi gornalistici che commentano la guerra USA-Belgistan, nei dialoghi d'acciaio, nel complesso background politico-economico su cui si basa la vicenda (caldamente consigliato un ripasso sui rapporti politici internazionali tra Giappone e USA), nei protagonisti principali perennemente chiusi in se stessi e che parlano pochissimo. Il tutto diretto in modo distaccato, lentissimo, con brani musicali quasi nulli, condotto attraverso sguardi silenziosi, semplici effetti sonori, inquadrature immobili e lunghissimi, davvero interminabili dialoghi vertenti su terminologie militari, economiche e filosofiche, al punto che il tutto si può quasi definire un lunghissimo monologo. Impossibile affezionarsi ai personaggi poiché gli attori di Gasaraki sono fin troppo verosimili nel loro gelido rigore serioso: non vi è alcun tentativo di instaurare empatia, la vicenda è raccontata con imperturbabilità quasi documentaristica. Rispetto alle opere del passato, sempre complesse dal punto di vista narrativo ma almeno dirette tradizionalmente, Takahashi compie una evoluzione registica verso territori di una raffinatezza assoluta, ma bisogna vedere se questa si possa davvero conciliare con il concetto di intrattenimento che il mezzo animato vorrebbe rappresentare.

Ancora di salvezza nel "mortorio" è sicuramente la cura suprema in aspetto visivo e animazioni, merito di un comparto tecnico da paura. Le movenze di attrezzature tecnologiche e personaggi, unite alla già citata strabiliante cura grafica, portano a sequenze registiche di di fortissimo impatto cinematografico, splendenti nelle scene d'azione che hanno per protagonisti i TA o i mostruosi Kugai, emanazioni di Gasaraki. Non indifferente neanche la vice-regia di Goro Taniguchi, ancora in attesa di debutto ufficiale come regista titolare in una serie televisiva, il cui contributo si vede sopratutto nel continuo rimaneggiamento di immagini nella meravigliosa opening Message #9, brano trip hop da voci e sonorità ancestrali perfettamente azzeccate con le atmosfere. Alla luce di tutto questo, mai come in questo caso il voto finale della recensione è inadatto a essere espresso da una banale numerazione: a dispetto delle sue qualità, Gasaraki, come intuibile leggendo, non è assolutamente per tutti. Lo spettatore medio lo troverà, non a torto, estremamente noioso, abbandonandolo dopo due o tre episodi. I pochi che sapranno apprezzare lo stile di regia e il modo in cui è narrata la storia potrebbero addirittura trovarlo superlativo. Indubbiamente, per uno degli ultimi veri cult di Ryousuke Takahashi, l'aggettivo "avveniristico" è completamente meritato, e questo è un oggettivo punto a suo favore. Un giorno, forse, critica e pubblico lo riscopriranno reputandolo addirittura epocale e rivoluzionario.
ciaoa tutti , sono alex, appassionato di manga e anime giapponesi, cultura giapponese e celtica,nordica, adoro i cartoni anni 80 , ( la mia infanzia ) passatempi, modellismo di carta ( PAPERMODEL) kit resina e ,dipingere, ( prossimamente tatuatore ) ,e da poco colleziono vintage e robottoni...
PM 2026-02-28 03:29:48
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