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emo Aura Battler Dunbine

Aura Battler Dunbine

AURA BATTLER DUNBINE
Titolo originale: Seisenshi Dunbine
Regia: Yoshiyuki Tomino
Soggetto: Hajime Yatate, Yoshiyuki Tomino (basato sui suoi romanzi originali)
Sceneggiatura: Minoru Yokitani, Yoshiji Watanabe
Character Design: Tomonori Kogawa
Mechanical Design: Kazutaka Miyatake, Yutaka Izubuchi, Tomonori Kogawa
Musiche: Katsuhiro Tsubono
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 49 episodi (durata ep. 23 min. circa) Anni di trasmissione: 1983 - 1984.


Una semplice corsa notturna in moto diventa, per Sho Zama, prologo a un'incredibile avventura: risucchiato da una strana luce, il ragazzo è teletrasportato nelle magiche terre di Byston Well. È stato evocato dal sovrano Drake Luft, che gli spiega come in questo pianeta le guerre si combattono con gli aura battler, enormi insetti rinforzati meccanicamente, che reagiscono e dimostrano la loro vera potenza quanto più è forte l'aura di chi li guida al loro interno. Dotato di una grande forza psichica in quanto proveniente dal "mondo di sopra", Sho sale presto a bordo dell'aura battler Dunbine per aiutare il sovrano a conquistare militarmente le terre magiche, salvo poi sposare la causa dei ribelli capitanati da Nie Givun...
Dunbine è un anime che incanta e delude, e viceversa. Sembra assurdo iniziare la recensione di un'opera di Tomino con una constatazione simile, sopratutto se riferita a un lavoro di così grande popolarità come Aura Battler Dunbine, considerato da molti uno dei suoi picchi massimi. Eppure, se penso alla caratura del regista, all'alto budget stanziato e a molte idee assolutamente splendide rintracciabili nel soggetto di quest'opera, non posso non sentirmi spaesato e parzialmente deluso da come tanta originalità trovi nella sceneggiatura un risultato a mio parere non esaltante. Dunbine nasce nel 1983 come rilettura, con l'aggiunga di robot (imposti come di consueto da Sunrise), della prima parte di The Wings of Rean, romanzo fantasy scritto dallo stesso Tomino quello stesso anno, e che nel corso del ventennio si rivela essere il primo atto di un lungo ciclo letterario (addirittura 24 tomi) ambientato nelle magiche terre di Byston Well (da cui sono successivamente tratti, sempre per la sua regia, Garzey's Wing e The Wings of Rean). La portata si rivela particolarmente appetitosa: Dunbine significa non solo, per il Giappone, la prima produzione animata squisitamente fantasy, ma anche la prima, avveniristica commistione tra questo genere e il robotico, divenendo così l'antenato dei vari Galient ed Escaflowne. Tomino è qui interessato a raccontare una storia estremamente drammatica, rispetto al precedente Xabungle, di critica al progresso tecnologico/militare, reo di distruggere l'identità delle civiltà.Quello che qualcuno potrebbe recriminare, infatti, è che il contesto fantastico dell'opera, con la sua fauna di mostri, fate e paesaggi ancestrali, ideale background per ogni genere di avventura, è sfruttato minimamente, fornendo solo lo sfondo per le battaglie tra aura battler. Critica condivisibile a mio parere non giustificata, visto che non tiene conto del messaggio che il regista sembra interessato a dare: quello di accusare l'uomo moderno e la rivoluzione industriale, inquadrati nella figura di Shott Weapon - l'abitante del "mondo di sopra" che porta la conoscenza tecnologica nel fabbricare armamenti bellici in questo regredito ma incontaminato mondo medievale -, di distruggere l'identità di luoghi e paesi. Interesse di Dunbine, quindi, non è raccontare le avventure cavalleresche di un nugolo di eroi all'interno di un mondo di fiaba, ma mostrare come quest'ultimo perda tutta la sua identità e bellezza per colpa dei ritmi asfissianti di vita sotto il grigiore di guerra e armamenti. Solo tornando alle sue origini, rigettando la modernità, può, ancora, sperare di salvarsi. Messaggio reso in modo forte, chiaro e sentito, ma che non basta da solo a rendere Dunbine la produzione memorabile che spesso è dipinta. A prescindere dal talentuoso soggetto, la sceneggiatura è svogliata.
L'inizio è sfavillante, con la sua quindicina di episodi superbi che presentano i numerosi e ben approfonditi personaggi. Tutti 100% tominiani nelle caratterizzazioni: l'eroe introverso e disgustato dal mondo degli adulti (Sho), l'agguerrito rivale dal carisma incompreso (Bern Bunnings), l'eroina forte e risoluta ma emotivamente instabile (Marvel Frozen), il leader del gruppo che soffre per un amore tormentato (Nie Given)... Tutti già visti in Ideon e che ritroviamo in opere successive dell'autore, ma sempre molto realistici e caratterizzati in una storia che avanza spedita e con personalità, ben narrata, che cattura l'attenzione con la sua forte enfasi drammatica, le storie d'amore realistiche e gli spettacolari combattimenti tra i suoi insettiformi mecha (un sontuoso lavoro di mecha design, di incredibile varietà e bellezza frutto del lavoro di ben tre artisti, tra cui un giovane ma già bravissimo Yutaka Izubuchi). Una partenza che sembra addirittura mirare all'eccellenza pura, ma poi il tutto è diluito, annacquato, ridimensionato dalla mancanza di ispirazione dello staff Sunrise nello sceneggiare Dunbine. I classici episodi riempitivi assurgono a protagonisti assoluti dell'impalcatura: ogni episodio inizia con un combattimento tra aura battler, prosegue con un mini-canovaccio già visto e usato almeno quattro volte (le fughe di Elmelie, le battaglie di Drake coi regni di Byston Well, Sho che viene additato come invasore dai terrestri...) e termina con un altro combattimento tra aura battler dove non muore mai nessuno, semplici schermaglie inutili ai fini di trama. Sicuramente la gran quantità di battaglie rimane una costante delle produzioni robotiche di quegli anni, ma di solito avvengono sempre, o quasi, per mandare avanti la storia o creare momenti di impatto emozionale, non certo come furbizia per allungare il brodo o raggiungere i consueti 24 minuti a episodio. Fate i conti con la vostra soglia di sopportazione perché questi riempitivi rappresentano il 50% abbondante dell'intera serie, con l'aggravante di essere particolarmente accumulati nella parte conclusiva (una sequela interminabile di oltre dieci puntate sempre identiche). Senza contare che i personaggi, prima sprizzanti interesse e in perenne evoluzione, travolti da queste puntate inutili finiscono schiavi del loro ruolo, impossibilitati a crescere: le loro potenzialità rimangono per buona parte inespresse o, peggio, disattese, colpa di quest'appiattimento caratteriale che li colpisce anche le poche volte in cui sono assurgono a deus ex (sopratutto nell'evoluzione delle relazioni sentimentali, che subiscono svolte, puntualmente, di punto in bianco).I pochi coraggiosi che vorranno arrivare in fondo alla serie lo faranno perché convinti della bontà del soggetto, grazie a quel tot di puntate veramente buone, diluite col contagocce, che ogni tanto forniscono respiro. Oppure ri riusciranno perché, conoscendo il regista, si aspettano da lui un'altra graffiata d'autore. Sono entrambe ottime ragioni, e in questo senso almeno il finale è pienamente all'altezza delle aspettative. Una conclusione estremamente truce e drammatica, impossibile da anticipare, coerente col messaggio ultimo dell'opera: non c'è speranza di risolvere i conflitti sociali se si scelgono le armi di guerra e tecnologia. Sono strumenti freddi, impersonali e amorali che possono solo accrescere incomprensioni e tragedie.


ciaoa tutti , sono alex, appassionato di manga e anime giapponesi, cultura giapponese e celtica,nordica, adoro i cartoni anni 80 , ( la mia infanzia ) passatempi, modellismo di carta ( PAPERMODEL) kit resina e ,dipingere, ( prossimamente tatuatore ) ,e da poco colleziono vintage e robottoni...
PM 2026-02-28 03:29:37
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